Alcuni casi in cui la stessa persona ha contratto il virus di COVID-19 per due volte di seguito hanno sollevano interrogativi su come sia possibile acquisire, e mantenere, una l’immunità per questa malattia.

La risposta a questa domanda e’ al centro di tutte le decisioni prese sullo sviluppo di un vaccino sicuro ed efficace, ed un nervo scoperto della ricerca in immunologia.

Come sappiamo che possiamo essere infettati due volte da SARS-CoV-19?

Sappiamo che una infezione da SARS-CoV-19 nell’uomo induce la stimolazione del sistema immunitario, e la produzione di anticorpi che (in parte) bloccano il virus. La produzione di anticorpi e’ una delle linee di difesa per contro una seconda infezione. Ma ci casi di persone che sono state infettate da SARS-CoV-19, hanno sviluppato anticorpi, sono guariti, e poi si sono infettati ancora. I casi finora riportati sono pochissimo rispetto al totale, tra cui un paziente in ognuno di questi stati:

Sia nel caso del paziente in Hong Kong che del paziente in Nevada (US), ricercatori hanno sequenziato dell’intero genoma del virus, prelevato direttamente dalle vie respiratorie, durante i due successivi ricoveri. Lo scopo era determinare se il virus fosse identico al precedente, o un altro. I dati di entrambi gli studi concludono che:

I genomi virali del primo e del secondo episodio appartengono a ceppi virali diversi

To, K. K.-W. et al. Clin. Infect. Dis. https://doi.org/10.1093/cid/ciaa1275 (2020).

Nel caso di Hong Kong, si sono trovate 24 differenze nel DNA tra il primo ed il secondo ceppo virale. Alcune di queste differenze causano il cambiamento di certe proteine del virus, che sono responsabili della stimolazione del sistema immunitario, e la formazione di anticorpi. 

Da To, K. K.-W. et al. Clin. Infect. Dis. (2020): analisi filogenetica dei due ceppi di virus isolati dallo stesso paziente – a distanza di 150 giorni – mostrano che i due virus sono diversi

E’ possibile, ma non certo, che il secondo ceppo di SARS-CoV-19 fosse sufficientemente diverso dal primo da eludere gli anticorpi già’ presenti nel paziente.

Rispetto ai genomi virali tracciati a livello mondiale dalla mappa GISAID, il primo genoma virale e’ filogeneticamente correlato ai ceppi raccolti a marzo / aprile 2020 (più vecchio), mentre il secondo e’ correlato ai ceppi raccolti a luglio / agosto 2020 (più recente).

Dai pochissimi casi riportati di re-infezione, non possiamo ancora concludere se una seconda infezione sarà più o meno grave della prima. In particolare, durante il secondo episodio del caso di Hong Kong, si sono riscontrate evidenze di infezione acuta, con incremento di proteina C reattiva ed aumento di anticorpi reattivi a SARS-CoV-2 nel sangue, ma il fatto che i casi di re-infezione siano così pochi, non rende possibile una analisi statistica a riguardo.

Conclusioni: per questi dati, sappiamo che una persona può’ essere re-infettata da SARS-CoV-19 per due volte di seguito, da ceppi virali diversi, ma non sappiamo ancora la frequenza o la gravità’ con la quale una seconda infezione si manifesti.

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